Progetto di rieducazione attraverso il Karate

Lo sport in chiave rieducativa e riabilitativa, con spazi per la formazione e aggiornamento, ma anche per la pratica. Giornate di sport-terapia sviluppate con un primo incontro di uno psicologo con il potenziale utente e la famiglia per un’analisi della problematica, al quale segue una programmazione personalizzata che l’istruttore porta avanti negli incontri successivi.
L’apporto della famiglia resta fondamentale, perché continua a lavorare fianco a fianco di allievo e istruttore, ed è pienamente coinvolta nelle attività. Un sistema di lavoro che si è rivelato vincente. Il progetto ha ricevuto a Rimini il “Premio Innovazione nei Servizi Sociali”, nella più importante rassegna sui progetti innovativi nella pubblica amministrazione in Italia.

Obiettivi

L’obiettivo è quello di fornire ai soggetti coinvolti uno spazio in cui poter sperimentare come interagire in primo luogo con il proprio corpo, imparando, attraverso le tecniche sportive, a finalizzare i movimenti. Altrettanto importante è la possibilità che si offre ai ragazzi di ritrovarsi con i pari in un contesto di scambio e interazione, in un contesto sportivo che funge da mediatore e facilitatore rispetto alla possibilità di socializzare.

Perché il Karate

All’interno di un percorso di apprendimento del karate le aree coinvolte sono diverse, questo a sottolineare quanto questo tipo di disciplina abbia un approccio olistico alla vita dell’individuo, nel tentativo di formare non solo il corpo ma anche la mente. Vediamo quali sono, nello specifico, le aree coinvolte:

  • schemi crociati: la tecnica del karate si basa principalmente sull’utilizzo di schemi crociati: proviamo ad immaginare quanto questo possa risultare utile, ad esempio, a bambini affetti da disprassia ai quali è sempre consigliato di lavorare molto sugli schemi crociati
  • movimenti grosso e fini motori e sequenze di movimenti: praticando il karate si potenzia la consapevolezza che l’individuo ha nell’esecuzione dei movimenti corporei; nell’eseguire qualsiasi movimento il karateca deve sviluppare la massima consapevolezza e il pieno controllo di ogni singolo muscolo del proprio corpo
  • imitazione: l’apprendimento è principalmente basato sull’imitazione. si impara dal maestro, ma si impara anche osservando i propri compagni; vi è quindi un’imitazione dell’adulto ma anche un’imitazione dei pari.
  • attesa: il karateca deve avere la capacità di aspettare; si aspetta il comando del maestro, si aspetta il proprio turno al momento del saluto e si aspetta il proprio turno nei combattimenti
  • controllo della prossimità: alla base di qualsiasi attività all’interno della lezione è di vitale importanza avere sotto controllo la prossimità, sia nel caso in cui si stiano eseguendo esercizi in gruppo, sia che si stia disputando un combattimento. Non bisogna mai invadere lo spazio altrui
  • automonitoraggio: l’automonitoraggio è principio fondamentale dell’insegnamento, tant’è vero che uno dei 20 insegnamenti fondamentali del karate recita: “concentrazione e rilassamento devono trovare posto al momento giusto”. L’allievo di karate impara sin dalle prime fase a gestire il proprio corpo e i propri movimenti; la tecnica e la bravura aumentano di pari passo all’automonitoraggio, ovvero alla capacità individuale di controllo sul corpo e sulla mente
  • gioco simbolico e di ruolo: il karate, soprattutto nelle sue prime fasi assume la connotazione di un gioco simbolico e di ruolo, gli allievi durante il combattimento recitano una parte, soprattutto per quanto concerne i combattimenti, durante i quali vi è anche un fitto scambio di turni
  • empatia e comportamento prosociale: sono alla base dei principi teorici del karate. Come abbiamo sottolineato inizialmente, il karate inizia e finisce con il saluto e c’è sempre una costante attenzione verso l’altro e verso il suo “essere”

Risultati

I risultati attesi rispetto a questo progetto non riguardano tanto la crescita sportiva, che è comunque augurata e attesa, quanto la possibilità di offrire al soggetto uno spazio in cui il suo benessere, inteso in senso psicofisico, possa essere portato al miglior livello possibile. Non dobbiamo dimenticare che fondamentalmente il “KARATE NON E’ VINCERE, MA E’ L’IDEA DI NON PERDERE”.